Le Favole di La Fontaine

La morale della favola

Saggezza ed ironia negli insegnamenti degli “animali parlanti” di La Fontaine

 di Lodovico Bellè

 Pur essendo scritte nello stile semplice e leggero, proprio del genere letterario a cui appartengono, quelle di La Fontaine non sono semplici favole per bambini ma profondi insegnamenti per l’intera società umana di ogni tempo e di ogni luogo. Infatti ciascuna di esse contiene una saggia morale che l’autore francese vuole presentare per mettere in luce ed affrontare i limiti, le debolezze e i vizi che – da sempre – contraddistinguono gli esseri umani. Non a caso, a ciascuno degli “animali parlanti” di cui è costellato l’universo fiabesco di La Fontaine, corrispondono esplicitamente altrettante tipologie antropologiche e sociali che costituiscono il variegato panorama del consorzio umano. Quest’ultimo può infatti riflettersi nella dimensione fantastica delle favole narrate, come in una sorta di specchio magico (che quindi conserva, contemporaneamente, il doppio fascino della fantasia e della realtà) e trarne importanti insegnamenti di vita, validi per le persone comuni come per i regnanti (nel primo caso per poter affrontare saggiamente le insidie e le difficoltà della vita quotidiana; nel secondo per amministrare il potere con equilibrio, giustizia e spirito pratico). La sopraffazione dei forti sui deboli, la virtù della prudenza, i vantaggi dell’astuzia, la solidarietà, l’opportunismo, l’ipocrisia, la caducità della vita, l’avidità, l’imprevedibilità della sorte e (soprattutto) la forza dell’istinto primordiale ad agire – ciascuno – secondo la propria natura, sono i principali temi su cui lo scrittore incentra la propria raccolta, trattandoli con ironia ed acuto spirito critico. In questa operazione, esplicitamente didascalica, La Fontaine si pone consapevolmente nel solco tracciato dalla classicità latina e greca (di Fedro, Esopo ed altri importanti autori, anche più recenti e di diverse influenze culturali) da cui trae e rielabora molte celebri favole.  Nella maggior parte dei casi la morale viene dichiarata esplicitamente, mentre talvolta risulta talmente evidente da essere appena accennata o sottointesa. Alcune favole nascono da un’attenta osservazione (quasi antropologica) dei comportamenti umani ed hanno una valenza generalistica; altre invece si riferiscono a ben determinate situazioni contingenti, legate al contesto attuale in cui visse lo scrittore. In rari casi sono gli stessi esseri umani ad agire direttamente come protagonisti delle vicende narrate, ma solitamente trovano un proprio corrispettivo ben preciso nel mondo ferino (la volpe incarna l’uomo astuto, l’asino quello semplice, il leone quello potente e coraggioso, ecc..) basato su alcuni stereotipi tradizionalmente radicati nell’immaginario collettivo, al fine di rendere più evidente la corrispondenza metaforica tra le due realtà e – di conseguenza – più  efficace, semplice da ricordare ed immediatamente fruibile l’insegnamento offerto, di volta in volta, ai lettori.

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Intervista alla volpe delle Favole di La Fontaine

di Lodovico Bellè

Salve signora volpe; prima di iniziare gradisce un po’ d’uva?  

(ride, ironicamente seccata) Ah, ah, ah! No, grazie, aspetto che ci facciano il vino

Scherzi a parte; lei è uno dei personaggi più presenti nelle Favole di La Fontaine, si è mai chiesta perché? 

Noblesse oblige… evidentemente sono così affascinante da meritare spesso il centro dell’attenzione

Quindi, oltre che astuta, è anche presuntuosa!?

Che c’è di male nel vantarsi un po’ dei propri pregi?

Ma spesso, nelle favole, la sua astuzia non è vista come un pregio; bensì come uno strumento per danneggiare il prossimo; non le pare che ci sia ben poco di cui vantarsi?

“Mors tua vita mea” è la dura legge della natura, in cui vince il più forte… che, non sempre, è quello con più muscoli ma, talvolta (come nel mio caso), quello con più cervello; ognuno usa le armi che ha a propria disposizione: che colpa ne ho se io sono intelligente, mentre gli altri sono un “branco” di stupidi!

Però approfittarsi dei più semplici non costituisce un bell’insegnamento, non le pare che ciò contraddica l’intento didattico dell’opera?  

E no! È qui che casca l’asino (a proposito di stupidi)! Non lo contraddice affatto, perché – in questo caso – l’insegnamento è proprio quello di stare sempre in guardia e non lasciarsi fregare dalle insidie dei furbacchioni, come me!

Quindi, il suo, è puro altruismo a scopo pedagogico!? 

Lo giuro sul vizio del lupo (sul pelo no, perché – proverbialmente – tende a sfoltirsi)

Quale lupo, quello che ha lasciato morire di fame – in fondo al pozzo – al posto suo?

Mica è morto di fame: gli ho lasciato una bella fetta di formaggio lì sotto (ride satanicamente)

Suvvia, lo sa benissimo che non era formaggio ma il riflesso della luna! Perché, piuttosto – visto che è tanto astuta – non ha messo un peso sull’altro secchio per tirarlo su, dopo che lui l’aveva salvata? 

In primo luogo, perché mica era sceso nel pozzo per salvarmi (non gliene importava nulla di me, altrimenti gli avrei detto la verità e gli avrei chiesto di tirarmi su) ma solo per mangiarsi il formaggio; in secondo luogo – proprio perché sono tanto astuta – aiutarlo a risalire dopo averlo ingannato sarebbe stata una cretinata… il lupo e stupido ma mena; soprattutto quando è arrabbiato! E poi non è vero che l’ho condannato a morte certa, perché (con il mio esempio) gli ho dimostrato come si fa ad uscire: basta restare nel secchio in fondo al pozzo e invitare il primo passante a scendere con l’altro secchio per condividere il formaggio… e il gioco è fatto!!

Pensa che abbia fatto così anche lui?

(ride sardonicamente, allargando le zampe) non credo: il lupo mena ma è stupido! Ah, Ah, ah, ah!

Parlare con lei è una guerra persa in partenza!

Ecco, appunto, meglio lasciar perdere e andarsi a leggere direttamente il libro…..

(continua su Bibliotheka edizioni)

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