Uno, nessuno e centomila

Alla ricerca dell’identità tra lucidità e follia in “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello

 di Lodovico Bellè 

“Uno, nessuno e centomila” è uno squarcio improvviso che si apre, in maniera devastante, nel mondo delle certezze dell’essere umano e rimette in discussione ogni suo punto fermo (o ritenuto tale), a partire da quello della propria identità. Basta infatti una piccola miccia (un semplice commento della moglie sulla leggera imperfezione del suo naso) per innescare una reazione a catena nella mente e nei comportamenti del protagonista – Vitangelo Moscarda – che lo porterà a scoprire di essere una persona completamente sconosciuta a sé stessa, in quanto consapevole di non potersi mai vedere dall’esterno (guardandosi allo specchio, infatti, riesce a cogliersi solo in pose non spontanee, che nulla hanno a che vedere con quelle che assumerebbe in circostanze naturali) ma – al contempo -  di essere anche tante persone, quante sono quelle con cui  – di volta in volta – interagisce; perché ciascuno dei suoi conoscenti lo vede in modo diverso, in base alla propria prospettiva e all’idea che si è fatto di lui: si convince, dunque, che ci sono tanti Vitangelo Moscarda (di cui uno sconosciuto a sé stesso) e – di conseguenza – non ce n’è nessuno. Questo discorso vale per ogni persona (che ne sia consapevole o meno): ciascuno di noi è uno, nessuno e centomila. Tale scoperta lo spinge ad affrontare un’ alienante ricerca dell’ estraneo che vive nel suo corpo (sorprendendosi a compiere gesti “inconsapevoli” che non gli appartengono) e a sperimentare volontariamente azioni e comportamenti opposti a quelli che gli altri si aspetterebbero da lui, con lo scopo di demolire – uno per uno – i “centomila”  Moscarda che ciascuno dei suoi conoscenti si è costruito. Questi esperimenti lo porteranno, per sua stessa ammissione, a diventare pazzo (o – al contrario – paradossalmente lucido). In questo libro, scritto con la tipica ironia pirandelliana che non rinuncia al gusto grottesco per la risata amara, tornano le principali tematiche del genio agrigentino (a partire dalle riflessioni sull’identità, sulla follia, sul rapporto con la società, con la figura paterna e con il nucleo familiare) dense di implicazioni psicologiche, affrontate in modo straordinariamente acuto per l’epoca in cui fu scritto il testo.

Intervista a Vitangelo Moscarda, protagonista di  “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello

di Lodovico Bellè 

Signor Moscarda, se sua moglie non le avesse fatto notare che ha il naso leggermente storto, lei adesso dove sarebbe?

Probabilmente starei portando la mia cagnolina Bibì a fare i suoi bisogni al parco, per poi tornare a casa da mia moglie Dida, a godermi gli agi ottenuti da mio padre con tanti anni di duro lavoro nella sua banca

E invece?

Invece sono finito a vivere in un ospizio per poveri

Come mai, cosa è successo?

Semplice: sono uscito di senno (ride in modo scomposto)

Accidenti se è permaloso! Basta dirle che ha il naso un po’ storto per farla impazzire?

Ma no, non è per questo che sono impazzito!

E allora perché?

Perché, per guardarmi il naso, mi sono avvicinato allo specchio e mi sono reso conto che non potevo vedermi

Sta cercando di dirmi che lei è un vampiro?

Ma quale vampiro e vampiro!? Nello specchio, un corpo si rifletteva, ma non era il mio!

E di chi era?  

Di un estraneo

Quindi si trattava di uno specchio magico?

Ma no!! Basta con queste idiozie di vampiri e magie!! … Faccio un esempio, altrimenti non ci capiamo: talvolta capita, camminando distrattamente per strada, di scorgere per un istante (con la coda dell’occhio) la propria immagine rispecchiata nella vetrina di un negozio e di non riconoscersi immediatamente; ma una volta ricollegata quell’immagine fugace al proprio corpo, automaticamente quell’immagine perde tutta la sua spontaneità, perché sa di essere stata vista; e mentre viene scrutata non appartiene già più a chi la sta guardando; bensì è quella di un’altra persona… di un estraneo

Ed è stata questa scoperta a farle perdere il senno?  

In realtà è stata solo la spinta iniziale del mio impazzimento (ride facendo la linguaccia)  perché, di conseguenza, mi sono reso conto che ciò non vale solo per me, ma anche per tutte le altre persone… quindi, per ciascuno di noi c’è anche un altro (a lui sconosciuto)

Vorrebbe dire che per ogni persona ce ne sono due?

Ma molte di più!!! Ce ne sono tante quanti sono i suoi conoscenti, perché la stessa persona viene vista, percepita e valutata in modo diverso da ciascuno dei suoi conoscenti; i quali si aspettano un determinato atteggiamento da parte di quella persona, in base all’idea che se ne sono fatti. Quindi se uno ha centomila conoscenti, è contemporaneamente centomila persone diverse, che si comportano in centomila modi diversi, in base alla gente con cui – di volta in volta – interagisce

Effettivamente una rivelazione del genere può facilmente portare alla follia….

 Ma non è stata nemmeno questa la causa determinante (aggrotta le sopracciglia e strabuzza gli occhi)

 E allora quale?

Il mio conseguente, insano, proposito di voler demolire gli altri “centomila” estranei (presenti nel mio corpo) costruiti dai miei conoscenti, amici e parenti

In che modo?

 Compiendo una serie di azioni opposte alle loro aspettative

E ci è riuscito?

 La risposta a questa domanda va cercata tra le righe del libro….

 (…continua su Bibliotheka Edizioni) 

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