Gli Assurdialoghi

Una risata vi seppellirà: in libreria Gli Assurdialoghi di Lodovico Bellè

di Cesare Paris

 Dopo il successo ottenuto sulle scene off della Capitale, gli stralunati calembour linguistici creati dalla compagnia teatrale l’Allegra Compagnia degli Assurdi, invadono con la loro carica eversiva il mondo dell’editoria. Le tecniche di linguaggio del teatro sintetico futurista e di quello dell’assurdo si basano su alcuni caposaldi incontrovertibili: nel primo caso ci troviamo davanti ad una sequela di risposte apparentemente sconclusionate a domande apparentemente razionali, nel secondo ad un totale abbandono di una logica consequenziale del narrato e da un’alogica successione di eventi. Queste tecniche si ritrovano tutte ne Gli Assurdialoghi di Lodovico Bellè (editi da Bibliotheka Edizioni), un talentuoso autore di teatro che, dopo la deliziosa parentesi comica di La mente di Don Giovanni (excursus teatrale ed editoriale sulle orme della gloriosa Commedia dell’Arte), ci regala una sequela ininterrotta di surreali calembour linguistici, una infinita serie di “botta e risposta”, trasportando dalle scene alla pagina scritta le sue performance teatrali. I dialoghi che Bellè ci regala sono delle micro-battute, completamente irrazionali, guidate da una logica propria che non ha nulla a che vedere con il comune buon senso, ma che – anzi – lo stravolge radicalmente, trascinandolo in un universo sconclusionato, cinico, beffardo e sempre imprevedibile. Dialoghi capaci di mimetizzarsi tra la folla, e di manifestarsi all’improvviso per sbalordirci, scandalizzarci, farci riflettere e – soprattutto – per farci ammazzare dalle risate. Ma si tratta di un riso amaro e, per così dire, tragico, in quanto pone le sue basi su situazioni paradossali che colpiscono ai fianchi i personaggi, marionette improvvisamente sbatacchiate dallo stravolgimento della realtà quotidiana. Politica, sesso, religione, morale, integrazione: niente viene risparmiato dalla roteante centrifuga messa in atto da Bellè in un’opera che, nella sua lucida follia, nella sua caleidoscopica vertigine narrativa diventa esatto specchio dei tempi che stiamo vivendo: grotteschi, irrazionali, fuori di testa ma, purtroppo, più veri del vero. (comunicato stampa pubblicato)

 Intervista all’autore

di Cesare Paris

Scrittore di opere di poesia e narrativa, pittore e ideatore del Potaccismo (da lui definito “l’arte dello scarabocchio”), fondatore della compagnia teatrale romana L’Allegra Compagnia degli Assurdi, attore, youtuber incallito: se c’è una parola che definisce al meglio Lodovico Bellè, certamente “eclettico” è la più adatta. In occasione dell’uscita in formato eBook de Gli Assurdialoghi, fedele trasposizione del surreale spettacolo portato in scena con successo in alcuni teatri della Capitale, abbiamo chiesto all’autore di parlarci del suo lavoro, delle sue idee, della sua mente in perenne movimento.

1)     Sei uno scrittore e un performer teatrale. Cosa ti spaventa di più? La paura del palcoscenico o la sindrome da pagina bianca?

 Sicuramente la paura del palcoscenico; a riempire la pagina ci pensano direttamente i miei personaggi (mi basta lasciarli parlare a ruota libera fino a che non si stancano, o fino a che non mi stanco io di assecondarli) ma la paura da palco non mi abbandona mai; soprattutto negli interminabili momenti che precedono l’apertura del sipario. Intendiamoci: io non ho alle spalle una formazione attoriale e – fino ad ora – in tre anni di attività teatrale, mi sono sempre assegnato piccoli ruoli (è il vantaggio di essere anche il regista) ma mi sono accorto che la sensazione di panico da palcoscenico – inebriante e ansiogena allo stesso tempo – prescinde dal numero di battute da ricordare o di pubblico presente in sala (paradossalmente ho avuto meno paura al Palabrescia davanti a duemila spettatori interpretando un ruolo primario, piuttosto che in uno dei tanti locali o teatri  minuscoli in cui ci siamo esibiti “per pochi intimi”): è semplicemente congenita.

2)     Parliamo di teatro. È stato più difficile portare in scena La mente di Don Giovanni o Gli Assurdialoghi? Si tratta, infatti, di due rappresentazioni che richiedono un approccio molto differente…

É vero stiamo parlando di due galassie lontanissime (non da un punto di vista concettuale ma di difficoltà di realizzazione): Gli Assurdialoghi sono molto versatili e facilmente rappresentabili; si possono scomporre in singoli sketch o accorpare per ambientazione in un unico spettacolo a seconda delle esigenze sceniche, del tipo di palco, del tempo a disposizione e del contesto della serata, senza necessariamente richiedere scenografie, effetti di luce o oggetti scenici particolari. Ciò dipende dal fatto che tutta la loro potenzialità comica si concentra nell’assurdità e nell’impatto umoristico del testo stesso, oltre che nelle capacità interpretative degli attori. Invece La mente di Don Giovanni è uno spettacolo estremamente più complesso: non solo perché è scritto in rima (quindi le battute devono essere ricordate fedelmente) ma anche perché – per riuscire bene – necessita di ampi spazi scenici, scenografie intercambiabili, costumi adatti, effetti di luce, musiche, suoni di sottofondo… insomma è come una macchina molto complicata in cui tutti gli ingranaggi devono funzionare all’unisono per ottenere la resa migliore.  Per questo motivo lo stiamo preparando con accuratezza da oltre un anno e lo abbiamo messo nelle mani di un regista, Lorenzo Lustri,  sicuramente molto più esperto e competente del sottoscritto.

3)     Ti sei laureato con una tesi sulla drammaturgia futurista. Quanto i tuoi studi hanno influenzato il tuo modo di lavorare?

Molto più di quanto si possa immaginare: a dieci anni di distanza dalla laurea ho dimenticato quasi tutto ciò che avevo appreso (purtroppo mi sono lasciato attanagliare nella terribile morsa dell’ignoranza di ritorno) ma ricordo che, mentre preparavo gli esami, mi veniva sempre spontaneo cimentarmi nella realizzazione pratica di ciò che stavo studiando. Ad esempio i miei “potacci” nascono in concomitanza con gli esami di storia dell’arte moderna e contemporanea; le mie tre commedie con quello di letteratura teatrale italiana  e gli Assurdialoghi – appunto – con la stesura della tesi sulla drammaturgia futurista (menomale che non ho dato esami di medicina legale!).

4)     Sei su un’isola deserta e devi portare con te tre libri di narrativa e tre opere drammaturgiche: quali sceglieresti per farti compagnia?

Forse su un’isola deserta sarebbe meglio portarsi un manuale di sopravvivenza! Scherzi a parte: per quanto riguarda i tre romanzi sceglierei Il mistero dell’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, Cosmetica del nemico di  Amélie Nothomb e Achille piè veloce di Stefano Benni (però prima di naufragare vorrei leggere Il telefono senza fili di Marco Malvaldi, visto che l’ho comprato oggi e finire I giorni dell’eternità di Ken Follet, dato che l’ho appena iniziato e ho letto i primi due romanzi della trilogia). In merito ai tre testi teatrali mi porterei Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, Chi ruba un piede è fortunato in amore di Dario Fo e I quattro briganti di Paolo Cappelloni (visto che l’anno scorso ho avuto il piacere di interpretare il personaggio di Orecchia al Teatro Elettra)

5)     Sesso, religione, politica: sono molti i temi che vengono toccati negli Assurdialoghi e deformati sotto la lente d’ingrandimento dell’assurdo. Quale il dialogo che pensi si avvicini maggiormente al teatro dell’assurdo?

Sinceramente non saprei rispondere perché sono uno più assurdo dell’altro e l’assurdità dipende dall’assoluta naturalezza con cui i personaggi si comportano nelle situazioni più improbabili come se fossero perfettamente normali. Agli attori che li devono interpretare ribadisco sempre, come indicazione di regia, di non rispondere alle battute irrazionali con sarcasmo, ironia o stupore; bensì con impersonale freddezza, come se si trovassero ad interpretare il dialogo più logico e sensato del mondo.

6)     In alcuni casi la risata che scaturisce liberatoria negli Assurdialoghi nasconde un fondo di amarezza e tragicità abissale. Come sei riuscito a far convivere, in maniera così bilanciata, due aspetti tanto contrapposti?

Proprio grazie alla dimensione, così esplicita, dell’assurdo; mi spiego meglio con una metafora: se una mattina, improvvisamente, nello specchio del nostro bagno vedessimo riflessa la nostra immagine con la testa “a pera” tenderemmo ad angosciarci; ma se sapessimo per certo di trovarci davanti ad uno specchio deformante ci metteremmo a ridere. Ebbene la dimensione in cui si svolgono gli Assurdialoghi è come uno specchio deformante della realtà quotidiana: la ricorda per il contesto in cui avvengono (al parco, al bar, sull’autobus, ecc…) ma è talmente paradossale che ci permette di riderne senza turbarci più di tanto.

7)     La tua passione per l’arte dello scrivere trasuda in ogni pagina: a quando un libro di narrativa vero e proprio?

L’estate scorsa ho iniziato a scriverne uno (intitolato Roba da matti) ma in corso d’opera l’ho dovuto trasformare in testo teatrale perché me ne serviva uno nuovo da portare in scena a fine settembre; però adesso è arrivato il momento di rimettermi a lavorare sul romanzo interrotto per portarlo a termine.

8)     Ultima domanda sul movimento artistico da te ideato, considerato ormai un must fra gli addetti ai lavori: il Potaccismo. Quale quadro ti rappresenta maggiormente e a quale sei più legato?

Si tratta dello stesso potaccio (quadro è una parola grossa), Colto in fallo, perché rispecchia la mia passione per i giochi linguistici che intercorrono tra titoli ed opere attraverso riprese sin troppo letterali – oppure stravolgimenti paradossali e burleschi – di frasi idiomatiche e modi di dire particolarmente diffusi. In Colto in fallo il titolo gioca sulla polisemia del termine “fallo” e del verbo “cogliere”: se la frase fatta indica l’essere sorpresi in flagranza di colpa,  qui – invece – il significato è che il soggetto viene immortalato all’interno di una forma che ricorda quella di un pene stilizzato, ottenuta inchiodando obliquamente due piccole tele quadrate alla base di quella rettangolare.

(…continua su Bibliotheka edizioni)

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