La locandiera

La locandiera di Goldoni come specchio della società ed esaltazione della protagonista femminile

 di Lodovico Bellè

 Le chiavi interpretative che offre La locandiera di Carlo Goldoni sono sicuramente molto più complesse di quanto possa apparire ad una prima lettura superficiale; e lo sono perché – pur trovandoci in presenza di un testo comico, scorrevole, ricco di spunti umoristici molto ironici e divertenti – si presta ad essere osservato da varie prospettive e da punti di vista contrapposti, in cui il lettore (spettatore) può, di volta in volta, immedesimarsi e in cui le reali posizioni dell’autore tendono a confondersi, senza necessariamente coincidere con quelle esplicitate nell’introduzione: in quest’ ultima viene formalmente dichiarato l’intento “didattico” della commedia per mettere in guardia gli uomini dalle insidie delle donne che – come la bella locandiera, Mirandolina – hanno il potere di farli innamorare e comandarli a proprio piacimento, sfruttando le perfide arti della seduzione.  Dunque la ragazza viene apparentemente presentata come il pericolo da cui fuggire, la femme fatale che cuoce le sue prede a fuoco lento; ma, ad una lettura più attenta, appare evidente la simpatia che l’autore prova nei confronti della protagonista – unico personaggio non macchiettistico che giganteggia su tutti gli altri, grottescamente esagerati nei difetti o nelle fissazioni – e la latente antipatia verso il Cavaliere di Ripafratta (ufficialmente presentato come la vittima, nonché il destinatario della “lezione” da apprendere per non soccombere),  misogino incallito che disprezza le donne ma finisce per cadere nella trappola letale tesa dalla bella locandiera, innamorandosi perdutamente di lei. Quindi, nonostante la premessa introduttiva – ribadita nel finale proprio da Mirandolina che, con una battuta metateatrale esce dal suo personaggio e si rivolge direttamente al pubblico per esortarlo a non lasciarsi ingannare dalle lusinghe femminili – risulta difficile non ammirarne l’astuzia, l’abilità con cui studia ogni strategia per sedurre il Cavaliere senza mai compromettersi, ogni frese lasciata in sospeso, ogni sospiro, gesto, ambivalenza; e soprattutto non ammirarne la prudenza con cui – una volta accortasi di aver esagerato e di aver fatto uscire di senno il povero spasimante – riesce ad evitare che la situazione degeneri e che la commedia finisca in tragedia. In altre parole, risulta difficile non parteggiare per lei e non compiacersi del suo trionfo finale sul misogino punito. È lo stesso processo di immedesimazione che tende a suscitare la figura di Don Giovanni; ma il fatto che qui la protagonista sia una donna, lascia la sensazione che Goldoni precorra di secoli le battaglie portate avanti per raggiungere l’emancipazione femminile, mettendo in scena un’eroina moderna che va fiera della propria libertà e che, per difenderla, ricorre a tutte le armi che ha a sua disposizione. Certo: nel finale accetta di “rientrare nei ranghi” sposando l’uomo che il padre – prima di morire – le aveva suggerito e al quale promette di rinunciare alle sue arti di seduzione per irretire gli uomini; tuttavia rimane il dubbio che si tratti, più che altro, di una conclusione pro forma per rientrare  nei canoni del lieto fine imposto dal genere della commedia; nonché del contesto storico e sociale del tempo in cui è stata scritta. A tal proposito La locandiera di Goldoni si può considerare anche come uno specchio della società europea del diciottesimo secolo, in cui l’aristocrazia (sia quella di stirpe, sia quella acquisita) inizia ad essere considerata come un parassita sociale che pesa come un inutile fardello sullo spirito produttivo e operoso della nuova borghesia; insomma, pur nella leggerezza che si addice ad una commedia, il testo goldoniano si inquadra pienamente nel dibattito sociale che aveva acceso l’età dei lumi.

 Intervista a Mirandolina, la locandiera dell’omonima commedia di Goldoni

 di Lodovico Bellè

Signora Mirandolina, lei è consapevole di essere una donna molto pericolosa?

Veramente ho smesso di esserlo il giorno stesso in cui mi sono sposata con Fabrizio; e poi, anche prima, non ero così pericolosa come si dice in giro

Vada a spiegarlo al Cavaliere di Ripafratta!

Ammetto che quella è stata l’unica volta in cui ho un po’ esagerato, ma lui se l’è cercata

In che senso?

Nel senso che uno sbruffone che va in giro a vantarsi di disprezzare le donne merita di essere punito; è una sorta di rivalsa che mi sono presa per vendicare il genere femminile

È solo per questo motivo che si è impuntata a farlo innamorare di lei?

Sì, principalmente per questo motivo;… e poi, forse, anche …. per una mia piccola debolezza personale: io ero abituata a vedermi cadere ai piedi tutti gli altri uomini; poi arriva questo pallone gonfiato che, non solo non mi corteggia, ma mi tratta anche dall’alto verso il basso… è ovvio che mi è scattata la molla della sfida!

Ed è stato difficile farlo cedere?

All’inizio, viste le premesse e il suo carattere tronfio, pensavo che sarebbe stata un’impresa molto più ardua;… intendiamoci: sapevo che – prima o poi – lo avrei fatto capitolare, ma non immaginavo che sarebbe successo così presto (ride soddisfatta)

A giudicare dalla sua ilarità bisogna dedurre che ne vada anche fiera?

Ma no, via! Ho già detto che mi dispiace…

No, non l’ha detto

Ah, no? Va bene, lo dico adesso: mi dispiace e, alla fine, quel povero cavaliere mi ha fatto anche pena; se avessi saputo che era così fragile lo avrei strapazzato di meno  (non riesce a trattenere le risate) …e va bene; lo ammetto; mi sono divertita e forse ne vado anche fiera: è umano compiacersi un po’ quando si vince una sfida, no? Però veramente mi dispiace per quel disgraziato e, comunque, mio marito non deve saperlo

Sapere cosa?

Che vado fiera delle mie vecchie arti di seduzione: io le mettevo in pratica senza malizia e senza mai compromettermi, ma lui è un tipo geloso e non capirebbe;… è una brava persona ma è pur sempre un uomo

A proposito di uomini; che fine hanno fatto gli altri suoi corteggiatori? 

Chi, il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita? Non lo so, hanno mantenuto la promessa e non sono più tornati nella mia locanda; ma suppongo che continuino a litigare su chi è più ricco e chi è più nobile;… senza rendersi conto che ormai sono superati entrambi

Superati da chi?

Dalla gente che lavora; a proposito: adesso devo andare perché ho una locanda da mandare avanti!

 (…continua su Bibliotheka Edizioni) 

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