Canto di Natale

Una critica sociale dal sapore di favola

di Lodovico Bellè

 Si può dire che quello scritto da Dickens nel 1843 sia – col tempo – divenuto il racconto di Natale per eccellenza, grazie anche alla sua enorme fortuna editoriale (ottenuta sin dalla sua prima pubblicazione) e alle successive rivisitazioni cinematografiche, teatrali, televisive e fumettistiche che si sono susseguite – più o meno fedelmente – nel corso degli anni. Il successo di questo romanzo breve dipende principalmente dal fatto che non si tratta di una semplice favola a lieto fine, ma di una vera e propria “fotografia” con cui l’autore immortala, con crudo spirito di osservazione, i principali difetti della società; che non appartengono solamente a quella del tempo e del luogo in cui egli vive, ma sono connaturati nel genere umano stesso: avidità, sfruttamento, crudeltà, cinismo, ipocrisia, ecc… tutte aberrazioni del vivere civile che, all’inizio del racconto, vengono incarnate dal protagonista: un personaggio costruito in modo volutamente paradigmatico, affinché possa maturare e – man mano – redimersi con l’evolvere della vicenda. In questo modo la penna di Dickens, non nuova nel mettersi a servizio della critica sociale, unisce il gusto del romanzo di fantasia dal sapore gotico (le dinamiche del racconto sono guidate da una serie di spettri) alla favola moralistica con scopo didascalico, in cui la conversione del protagonista – e quindi della società in generale – deve passare necessariamente attraverso un percorso catartico in compagnia di figure provenienti dall’oltretomba, per portare alla luce i valori più positivi e genuini del genere umano: la solidarietà, l’accoglienza, l’equità, l’amore, ecc.. Tutto ciò, reso con una scrittura scorrevole e leggera – senza mai eccedere nella cupezza dei particolari più macabri e nella pesantezza della retorica moralistica – ha finito per incarnare perfettamente lo “spirito” del Natale, con la sua spensierata atmosfera di festa, bontà ed allegria.

Intervista a Ebenezer Scrooge, protagonista del “Canto di Natale” di Charles Dickens

di Lodovico Bellè

Paura eh?!

 Sfido chiunque ad essere svegliato dai fantasmi a non averne!

Colpa della peperonata prima di andare a dormire?

Peperonata un corno! All’inizio anche io pensavo che fosse solo un sogno, un brutto incubo; ma giuro che è successo veramente: una notte me ne stavo tranquillo a casa mia, quando sono apparsi lo spettro del mio vecchio socio e tre spiriti del Natale: quello passato, quello presente e quello futuro… è stata un’esperienza terrificante!

Ma almeno è stata utile?

Utilissima: i fantasmi mi hanno fatto capire che stavo sbagliando tutto nella vita e così ho potuto correggere i miei difetti in tempo, prima di fare una brutta fine!

Ossia?

Ossia prima di morire da solo, abbandonato come un cane, senza l’affetto di nessun amico o parente, tra l’indifferenza (se non il sollievo) della gente

E perché?

Perché prima della mia esperienza …. diciamo pure… “spirituale” (ride) ero cattivo! Ma cattivo veramente: avido, cinico, superficiale: insomma un gran bastardo! Poi gli spiriti del Natale mi hanno mostrato come apparivo agli occhi degli altri e quali sarebbero state le conseguenze del mio comportamento; e così mi sono salvato in extremis!

E c’era bisogno di arrivare a tanto per capirlo?

Delle volte bisogna sbatterci la testa contro!

A cosa?

All’evidenza: ero talmente concentrato sui miei affari che non mi  accorgevo di nient’altro

Insomma, un po’ come Paperon de Paperoni?

Nella lingua originale Paperon de Paperoni si chiama “Scrooge McDuck ” (per i nipoti semplicemente “Uncle Scrooge”) questo significa che è un personaggio ispirato a me

Accidenti; è un bell’indice di popolarità, non trova?

 Se è per questo, è solo una delle tantissime rivisitazioni della mia vicenda (tra film, animazioni, serie televisive, fumetti e opere teatrali se ne contano una miriade); però la figura di Paperone mi ricorda il periodo in cui ero un avaro  insensibile e quindi non ne vado troppo fiero

E cosa le avranno mai mostrato di così terribile, i tre spiriti, per farla cambiare tanto radicalmente?

 Dunque: quello del Natale passato mi ha trascinato in volo fino ad arrivare (riflette trasognato) …fino ad arrivare…..

Fino ad arrivare..?

Sinceramente preferirei non raccontarlo, anche perché sicuramente è descritto molto meglio nel romanzo!

(…continua su Bibliotheka Edizioni) 

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