Dalla Terra alla Luna

Il viaggio di Jules Verne Dalla Terra alla Luna con un secolo di anticipo

 di Lodovico Bellè

Nel 1969 l’astronauta americano Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, fu il primo essere umano a mettere piede sulla Luna (tralasciamo, in questa sede, le successive diatribe sul presunto “complotto lunare”  - detto anche Moon Hoax – con cui si tende a negare l’avvenuto allunaggio); lo scrittore francese Jules Verne immaginò un viaggio Dalla Terra alla Luna nell’omonimo romanzo del 1865: il secolo di distanza che separa tali due date, fa di questo libro  un’opera di fantascienza che, per diversi aspetti, preconizza in maniera impressionante il verificarsi degli eventi reali. D’altra parte l’autore transalpino ha trovato – in quest’ambito – un terreno molto fertile nell’immaginario collettivo, dal momento che il nostro unico satellite naturale (per la sua “vicinanza” alla Terra, per il suo aspetto misterioso, per l’influenza che esercita sul nostro pianeta, per le leggende, le credenze e le superstizioni che lo riguardano) ha sempre affascinato gli uomini e le popolazioni di tutti i tempi, stimolando la curiosità e la fantasia di poeti, pittori, pensatori ed artisti in generale; nonché gli studi di scienziati, astrologi e astronomi di ogni epoca. Quello che ha fatto Verne è stato tradurre questo umano e spontaneo interesse per  l’ astro della notte (come viene, più volte, definito nel romanzo) in un’avvincente chiave narrativa che concilia – in modo efficace – le conoscenze tecniche, scientifiche, astronomiche e fisiche della sua epoca, con gli elementi più puramente fantasiosi e fantascientifici della sua fervida immaginazione (notoriamente peculiari della sua produzione letteraria). Il risultato è un’opera attraente e, al contempo, anche molto divertente; soprattutto nei frequenti passaggi in cui viene ironicamente preso in giro il proverbiale atteggiamento di megalomania ed onnipotenza del popolo americano, il quale si ritiene in grado di poter vincere qualsiasi sfida o di poter realizzare qualunque tipo di impresa, persino la più impossibile (perché nulla sembra esserlo per gli americani), senza porsi limiti di alcun genere: economico, fisico,  meccanico, tecnico, politico, gravitazionale, ecc… È singolare che questo sfottò alla presunzione americana arrivi proprio da una penna francese; ossia da quella Francia che, in sfoggio di grandeur, non ha nulla da invidiare alla notoria megalomania statunitense: non a caso è proprio un impavido avventuriero transalpino, Michele Ardan – personaggio ispirato al fotografo Nadar (amico di Verne), del quale prende il nome anagrammato – a divenire il leader carismatico del piccolo equipaggio catapultato Dalla Terra alla Luna. Il romanzo termina con un finale a sorpresa, tanto imprevisto quanto aperto, poiché prefigura almeno due possibili sviluppi – uno positivo e  l’altro negativo – sull’esito della missione.

 

Intervista all’equipaggio  catapultato Dalla Terra alla Luna nell’omonimo romanzo di  Jules Verne

di Lodovico Bellè

 

Pronto, equipaggio, ci sentite? Rispondete!… Equipaggio, ci ricevete? 

È inutile provare a contattarli, non possono sentirci

Perché?

Perché a bordo non c’è la radio

E come mai?

Perché quando li abbiamo lanciati in orbita ancora non era stata inventata

Accidenti che sfortuna!… Allora questa intervista all’equipaggio non si può fare

Però potrei essere intervistato io

Perché, lei chi è?

J. T. Maston, membro illustre e segretario del Gun-Club, l’associazione che ha organizzato la missione

Ah, ma certo: Maston… come non riconoscerla!?  

Per via di questo (mostra il moncherino con l’uncino), o per via del mio cranio di guttapercha?

 O – magari – per entrambe le cose, che ne pensa?

 Ah, ah: piccoli ricordini di guerra

Lei ha chiesto ripetutamente, fino all’ultimo momento, di poter entrare a far parte dell’equipaggio e, ogni volta, le è stato risposto di no: si è domandato come mai?

Mi hanno detto che era proprio per colpa delle mie menomazioni fisiche…

Però le hanno dato l’opportunità di testare la “vivibilità” dell’abitacolo prima di lanciarlo in orbita verso la Luna

Bella opportunità: starmene rinchiuso per otto giorni in una specie di bara senza sollevarmi nemmeno di mezzo millimetro da terra!

E cosa ha fatto in quegli otto giorni?

Ho mangiato: non c’era nient’altro da fare… e infatti sono un po’ ingrassato

Con il senno di poi, non pensa che le sia andata bene a rimanere escluso dall’equipaggio?

E perché?! La missione non è mica fallita!

Perché, vuole forse dire che è riuscita?

Staremo a vedere….

 (…continua su Bibliotheka Edizioni) 

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