Il Corsaro Nero

Il fascino spettrale del Corsaro Nero di Emilio Salgari

di Lodovico Bellè

 Quello che esercita il Corsaro Nero – protagonista dell’omonimo romanzo con cui Emilio Salgari apre il ciclo sui corsari delle Antille – è il fascino di un eroe dalla personalità molto complessa e sfaccettata che racchiude in sé, contemporaneamente, il bene ed il male. Egli, dunque, supera i ristretti limiti del personaggio positivo o di quello malvagio (che spesso, nell’immaginario collettivo, risulta più attraente del protagonista buono) per incarnarli pienamente entrambi: sa essere terribilmente spietato e crudele ma anche umanamente magnanimo, corretto e nobile d’animo (oltre che di lignaggio). Il suo nome è sinonimo di terrore e distruzione ma la sua non è la ferocia brutale e barbarica che, generalmente, contraddistingue gli altri filibustieri; al contrario le sue azioni sono guidate da una giusta causa – ossia quella di vendicare l’infame uccisione dei propri fratelli – che spinge i lettori a parteggiare per lui; cosa che altrimenti riuscirebbe piuttosto difficile, trattandosi di un letale predone dei mari. Seguire le sue avventure significa rimanere con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina, sia grazie al ritmo moderno ed incalzante della narrazione, sia in virtù dei continui colpi di scena, duelli, arrembaggi, inseguimenti, battaglie e rocambolesche peripezie che precorrono di gran lunga – con sorprendente anticipo sui tempi – le successive dinamiche dell’universo televisivo (in cui, non a caso, i testi salgariani hanno trovato, e continuano a trovare, grande seguito e popolarità). I lettori, così come i compagni e – in maniera diversa – i nemici del terribile corsaro, non possono fare a meno di rimanerne affascinati, nutrendo per lui una sorta di rispetto e timore superstizioso: egli è garanzia di vittoria e protezione per i suoi amici e di morte e sconfitta per gli avversari. La meritata fama di invincibilità che lo precede, l’aspetto lugubre (egli è nero di nome e di fatto; di abito e di carattere), il coraggio sprezzante di ogni pericolo, la prontezza di spirito e la sua astuzia diabolica, lo collocano in una dimensione mitica, superomistica e – nel suo caso – spettrale. Un alone di inquietante mistero alimenta la fatalità delle leggende che lo riguardano. Una figura così tetra e quasi soprannaturale trova un degno controcanto – a questo punto necessario per gli equilibri del  romanzo – negli allegri ed irriverenti compagni (i due impavidi e scaltri pirati del suo equipaggio, il possente “negro” e l’ironico catalano) che lo spalleggiano, con spirito goliardico e scanzonato, nelle sue ardimentose imprese all’inseguimento del governatore di Maracaybo – il perfido Wan Guld – attraverso la natura ostile e misteriosa delle foreste tropicali e le mille insidie dei mari caraibici (in cui l’autore ci proietta, descrivendoci con accuratezza le meraviglie offerte dalla fauna e dalla flora del paesaggio esotico). A controbilanciare il lato oscuro, rappresentato dal funereo corsaro, interviene anche l’incantevole protagonista femminile del romanzo: la giovane duchessa fiamminga Honorata Willerman. I due si innamorano reciprocamente e si completano a vicenda come due facce della stessa medaglia, come il buio e la luce, il lutto e la vitalità; fino a quando il loro amore non verrà fatalmente sconvolto da un colpo di scena architettato dal destino….

Intervista al Corsaro Nero, protagonista dell’omonimo romanzo di Emilio Salgari

di Lodovico Bellè

Signor Corsaro Nero, le capita mai di sentirsi schiavo del suo personaggio? 

Schiavo del mio personaggio?

Sì: ad esempio, le è mai venuta la voglia di indossare un vestito sgargiante o di lasciarsi sfuggire un sorriso?

Il nero mi dona e non c’è niente da ridere (o da sorridere)

Va bene,… cambiamo argomento: tutti la chiamano “Corsaro Nero” ma qual è il suo vero nome?

Sono il cavaliere Emilio di Roccanera, signore di Ventimiglia

Quindi lei è un aristocratico: cosa ha spinto un nobile europeo a lasciare la madre patria per diventare un terribile pirata dei caraibi?

La sete di vendetta: ho inseguito fino ai tropici il traditore che ha ucciso i miei fratelli; e per fargliela pagare mi sono unito ai pirati

Perché proprio ai pirati?

Perché i pirati saccheggiano le colonie spagnole e l’uomo a cui sto dando la caccia si è trasferito nel “Nuovo Mondo” per governarne una

Ma i filibustieri sono anche persone allegre e un po’ rozze, mentre lei…

…mentre io sono un gentiluomo raffinato dai modi cortesi e non sopporto l’allegria; lo so, apparentemente non abbiamo nulla in comune ma i pirati sono anche impavidi, spietatamente letali, determinati e fedeli fino all’estremo: per portare a termine la mia vendetta non avrei potuto trovare compagni più affidabili e leali!

Sembra molto grato al suo equipaggio e, in generale, ai così detti “Fratelli della Costa”; è sicuro che questa stima sia reciproca? 

Sicuro come la morte!…

(… Tanto per rimanere in tema di allegria)

… I miei uomini mi hanno sempre dimostrato un’ ammirazione incondizionata ed una dedizione incrollabile; sono pronti a dare la vita per me e, nello stesso tempo, pare che combattere al mio fianco li faccia sentire più sicuri e invincibili; come se mi attribuissero dei poteri soprannaturali

A tal proposito, circolano delle leggende inquietanti sul suo conto: si dice che sia in contatto con l’aldilà e che riesca a comunicare con i morti; qualcuno sostiene addirittura che lei stesso sia uno spettro

Come dargli torto? (allarga le braccia, guardandosi il vestito)

Allora vede che, quando vuole, sa essere anche spiritoso?

Diciamo “spiritato” (solleva impercettibilmente l’estremità del labbro)

Quello era un sorriso?

No, era un ghigno

Lasciamo perdere, tanto è una battaglia persa; torniamo alla domanda: non la infastidiscono queste inquietanti superstizioni sul suo conto?

Al contrario: contribuiscono ad incutere timore; ed incutere timore con la propria fama costituisce un’importante arma in più perché i nemici scappano terrorizzati o si arrendono prima ancora di combattere, oppure combattono con la convinzione di essere già sconfitti in partenza e questo finisce per renderli veramente tali

Accidenti, lei è diabolico!

(solleva impercettibilmente l’estremità del labbro) Appunto

L’ultima domanda: si è pentito della scelta assurda e disumana che ha fatto alla fine del romanzo?

È stata una scelta del destino, non mia ….

(…continua su Bibliotheka Edizioni) 

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