Don Chisciotte della Mancia

“Errare” è umano, l’elogio della risata nel Don Chisciotte della Mancia

di

Lodovico Bellè

 “Chi poteva – tra gli astanti – trattenersi dal ridere, vedendo la pazzia del padrone e la stolta ingenuità del servitore?”. Basterebbe questa semplice frase – tratta dal romanzo di Miguel de Cervantes (riferita, rispettivamente, a Don Chisciotte e al suo scudiero Sancio Pancia) – per spiegarne buona parte del successo e per darne una prima, importante, chiave di lettura: la risata. Far ridere è un’arte molto difficile, soprattutto se si esercita attraverso un romanzo; eppure l’autore ci riesce perfettamente e continua a far divertire anche i lettori moderni. Questo risultato è attribuibile, principalmente, a due motivi: il primo è quello di aver scelto un protagonista che, rispetto agli altri personaggi, parla ed agisce come un matto (e generalmente i pazzi, quando non incutono timore, suscitano una particolare ilarità); e il secondo è quello di aver descritto le sue follie con una naturalezza, una vena comica e – al tempo stesso – realistica, tale da farcele quasi vedere dal vivo e toccare con mano in tempo reale. Ma ad una lettura più attenta, si scopre che dietro al ridicolo e costante travisamento della realtà (di cui sembra essere vittima Don Chisciotte, che – a forza di leggere le avventure degli immaginari cavalieri – impazzisce e si convince di essere uno di loro) traspare una chiave di lettura più complessa del romanzo. Quest’ultima ha dato vita a diverse interpretazioni, anche molto affascinanti, che non lo vedono solamente come una semplice parodia della letteratura cavalleresca – o meglio, dell’esagerata esaltazione con cui veniva celebrata all’epoca di Cervantes – ma anche come un sottile strumento per indagare la molteplicità del reale, che può variare di molto, nelle sue diverse sfaccettature, a seconda dei differenti punti di osservazione: quello pragmatico di Sancio Pancia (che, nella sua ingenua semplicità, incarna il bisogno – tutto borghese – di soddisfare le primarie esigenze materiali), oppure quello idealistico di Don Chisciotte (l’eroe tragicomico, mosso dai valori più puri ed apprezzabili della cavalleria errante e costretto a scontrarsi contro un mondo sempre più cinico, violento e superficiale). Spingendo fino alle estreme conseguenze questo tipo di riflessione, dopo aver letto il capolavoro di Cervantes (considerato alla base del romanzo moderno), potrebbe venire da chiedersi chi sia veramente matto e chi sia sano di mente: l’eroe romantico ante litteram che si schianta contro i mulini a vento per difendere i nobili ideali di giustizia e libertà, oppure la società egoista e superficialmente conformista che si autodistrugge, lasciandosi trasportare da crudeli fanatismi, dalla sete di potere e di sopraffazione dell’uomo sull’uomo?

Intervista a Don Chisciotte, protagonista dell’omonimo romanzo di Miguel de Cervantes

di Lodovico Bellè

Don Chisciotte, scusi l’impertinenza della prima domanda, ma si può sapere cosa si è messo in testa?

Che domanda sciocca: ovviamente l’elmo di Mambrino!

A parte il fatto che non è un elmo ma una semplice bacinella da barbiere; il senso della domanda era un altro: si può sapere che idee si è messo in testa? A quanto pare lei si è convinto di essere un cavaliere errante e….

Chiedo venia se interrompo ma non è corretto dire che mi sono convinto di essere un cavaliere errante: occorre, invece, affermare che io sono un cavaliere errante e, se è per questo, anche uno dei più valorosi che vi siano mai stati al mondo! Così come (torno a ripetere) questo che indosso è l’invincibile elmo di Mambrino, apparentemente tramutato in bacinella da un mago incantatore che mi protegge, per evitare che faccia gola ai miei nemici

Ecco, appunto, la questione è proprio questa: si è mai reso conto di interpretare la realtà in maniera diversa rispetto alle persone norm… emh, …rispetto alla maggior parte delle persone?

La maggior parte delle persone ha la vista offuscata dall’avidità, dall’invidia, dalla sete di potere o dal semplice e superficiale conformismo; quindi non riesce a vedere la realtà che ha davanti agli occhi o a distinguere il falso dal vero

Perché, lei invece sì, eh?!

Io certamente sì, perché – ispirato dai valori della cavalleria errante – ho un cuore puro che mi permette di riconoscere subito i torti e le ingiustizie per ripararli; di pormi al servizio degli indifesi e degli oppressi, sempre con l’aiuto del mio fedele scudiero Sancio Pancia e la forza sovrumana che mi infonde l’amore per la mia sublime e adorata Signora Dulcinea Del Toboso, alla quale devo il successo delle mie imprese nella sempiterna lotta contro i prepotenti e i malvagi di ogni dove

Tutto questo non le sembra un po’ anacronistico?

Proprio perché è anacronistico ce n’è ancora più bisogno

Si spieghi meglio

Proprio perché al giorno d’oggi il potere e la corruzione dominano sempre più incontrastati (con forme spesso subdole e crudeli) e sono sempre meno gli impavidi cavalieri disposti ad opporvisi, si avverte una maggiore necessità di eroi coraggiosi, pronti – come me – a lottare con determinazione per far trionfare la giustizia

Lei parla di necessità, ma qual è la necessità di schiantarsi contro le pale di un mulino a vento?

Ancora con questa storia dei mulini a vento?! A parte il fatto che non erano mulini ma giganti trasformati, all’ultimo momento, in mulini da un mago incantatore – questa volta mio nemico – con lo scopo di  umiliarmi; ma poi, è mai possibile che tra le molteplici gesta da me compiute impavidamente e vittoriosamente con ineguagliabile prodezza, io debba essere sempre ricordato per quella dei mulini a vento?! Ad esempio: vogliamo dire che, da solo, ho sconfitto un incommensurabile esercito…

…di pecore (da lei scambiate per soldati, fino a che i pastori non hanno iniziato a linciarla)

….e che con un unico colpo di spada ho decapitato un terribile gigante, facendogli zampillare litri e litri…

…di vino, visto che non era un gigante ma un otre

….di sangue! Ed è bene che si sappia che (oltre che come Cavaliere dalla Trista Figura) io sono noto anche con il nome di Cavaliere dei Leoni: vogliamo raccontare in quale occasione e per quale motivo mi sono meritato questo glorioso epiteto?!

Lasciamo, invece, che siano i lettori stessi a scoprirlo dopo aver letto il romanzo….

 (…continua su Bibliotheka Edizioni)sito_donchisciotte_481x723_150

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