Candido

La forza dell’ironia nel Candido di Voltaire
di (Lodovico Bellè)

Viviamo nel migliore dei mondi possibili, in cui tutto ciò che succede (persino le disgrazie, apparentemente, più irreparabili) si inserisce in un ineluttabile meccanismo prestabilito di “causa-effetto” volto al raggiungimento della felicità; oppure ci troviamo nel peggiore dei mondi possibili in cui dominano la sofferenza, la crudeltà, la sopraffazione e in cui tutti i mali “vengono per nuocere”? Queste due concezioni esistenziali, diametralmente opposte, determinano le dinamiche attraverso cui si sviluppano l’intero romanzo e le avventure vissute dal suo protagonista, Candido. Il suo è quello che in letteratura viene, generalmente, definito un “nome parlante” (ossia rispecchia le principali caratteristiche del personaggio): egli è, infatti, candido di nome e di fatto ed affronta con ingenuità, stupore e gentilezza tutte le peripezie, gli incontri e gli avvenimenti che gli si presentano sulla strada con sorti alterne; da quelli più atroci (guerre, terremoti, malattie, torture, ecc..) a quelli più lieti (provvidenziali soccorsi disinteressati, arricchimenti improvvisi di entità eccezionale, insperati ritrovamenti di amori – o oggetti – perduti, avventure affascinanti, ecc..). Nonostante si tratti di un romanzo filosofico incentrato su profondi e complessi temi di riflessione, la sua lettura risulta straordinariamente “semplice”, divertente e avvincente, grazie all’incalzante dinamicità con cui si succedono gli avvenimenti descritti e – soprattutto – per merito della grande ironia con cui è stato scritto. Infatti si presenta come una paradossale presa in giro delle dottrine più ottimistiche del tempo, in particolar modo di quella leibniziana, qui incarnata dallo stravagante precettore del protagonista; il filosofo Pangloss: un personaggio estremamente retorico che, attraverso una serie di ragionamenti ampollosi e strampalati, pretende di dimostrare che tutto va sempre bene anche quando sembra andare male e che ogni causa – per quanto possa apparire nefasta – produce un effetto che, alla lunga, risulta positivo. Non a caso, anche quello di Pangloss è un “nome parlante” costruito unendo le parole greche πᾶν che significa “tutto” e γλῶσσα che significa “lingua; quindi è un personaggio “tutto lingua” perché, a parole, costruisce una realtà positiva che nei fatti non esiste ma che viene continuamente smentita da eventi catastrofici. Pur ponendosi in aperta polemica con queste teorie sterilmente ottimistiche, Voltaire in questo romanzo non intende esaltare il pessimismo (qui incarnato dal filosofo manicheo Martino; contrapposto a Pangloss ma altrettanto parodistico e paradossale per la sua visione costantemente cupa degli avvenimenti, compresi quelli lieti) ed ogni disgrazia, persino quella più cruda, è descritta con sorprendente leggerezza e, comunque, è sempre seguita da un evento positivo. La stessa conclusione del racconto può essere considerata come una sorta di finale aperto, affidato ad una riflessione ambivalente del protagonista che il lettore è libero di cogliere scegliendo la propria chiave interpretativa del testo… e, infondo, della vita stessa.

Intervista a Candido, il protagonista dell’omonimo romanzo di Voltaire

di Lodovico Bellè

 

Signor Candido; lei, nella sua vita, ne ha passate di tutti i colori: ha vissuto tante esperienze meravigliose ma anche moltissime disgrazie; tra terremoti, naufragi, torture, malattie, ecc.. dove ha trovato la forza per andare avanti?

Nel mio amore per la baronessina Cunegonda;… ah l’Amore, l’Amore, quanti prodigi riesce a compiere l’Amore!

Accidenti quanto è romantico! Però, poi, quando ha ritrovato la sua Cunegonda ed ha scoperto che, nel frattempo, lei….

Alt! Stop! Basta così: ho già capito come va a finire la domanda e, ovviamente, saprei anche cosa rispondere; però non vorrei rivelare troppi particolari a chi ancora deve leggere il romanzo, altrimenti gli togliamo tutto il gusto della sorpresa!

Va bene, come vuole lei, manteniamo un po’ di suspense e limitiamoci a domande di carattere generale: come è possibile che lei – pur essendo così gentile, ingenuo e di animo buono – si sia trovato ad uccidere, in più di un’occasione, senza pensarci su due volte?

Premetto che ne sono sinceramente addolorato e lo giuro con la mano sul cuore. Detto ciò, indubbiamente, vi sono dei momenti in cui non c’è il tempo materiale per fermarsi a pensare: bisogna agire in fretta, scegliendo la soluzione che sul momento sembra la migliore. In altre parole, ho agito seguendo il mio istinto e soprattutto – ribadisco – seguendo il mio amore. Se, infatti, analizziamo le situazioni in cui mi sono macchiato di sangue (umano), l’ho fatto sempre per difendere il mio amore, mai la mia stessa vita.

A proposito; lei ha rischiato la vita in tantissime occasioni ma, ogni volta, si è sempre salvato per il rotto della cuffia: si può dire che lei sia un miracolato?

In alcuni casi ho avuto una gran fortuna (non uso il termine “miracolo” anche perché non credo che piacerebbe al mio autore) perché per sopravvivere a certe calamità naturali ce ne vuole proprio parecchia; vorrei sottolineare – solo per fare un esempio – che nel naufragio al largo delle coste portoghesi siamo sopravvissuti solamente in tre su un intero equipaggio! In altri casi devo ringraziare l’intervento “provvidenziale” delle persone che mi hanno aiutato, proprio nel momento in cui più mi serviva; mi riferisco principalmente alla generosità dell’anabattista Giacomo, all’astuzia e prontezza di spirito del mio fedele amico Cacambo e alle cure della vecchia… di cui – sempre per non svelare troppi particolari –  non intendo rivelare di più. In altri casi ancora, diciamo che sono stato bravo io a tenermi lontano dai guai.

E non deve essere stato facile, considerando quanto ha viaggiato; in pratica lei ha girato per quasi tutto il mondo conosciuto e anche sconosciuto: esiste veramente il paese chiamato Eldorado?

Io ci sono stato; poi se esiste…. (sorride, allargando le braccia)

Non sia così criptico; ci dica di più su questo fantomatico Eldorado

È un paese meraviglioso: non solo perché è completamente ricoperto di oro e pietre preziose ma anche perché lì la ricchezza risiede soprattutto nell’anima e nel carattere degli abitanti; quindi si riflette nelle istituzioni che lo governano con saggezza, spirito di fratellanza e giustizia. La corruzione, la sopraffazione dei forti sui deboli, la crudeltà, i fanatismi religiosi e tutte le altre aberrazioni che – da sempre – dominano nel resto del mondo, nell’Eldorado non esistono affatto. È una fortuna che sia così inaccessibile e difficile da raggiungere, altrimenti ne avremmo fatto carne da macello in un istante. Fino a che rimarrà incontaminato, quel paese potrà mantenere tutto il suo benessere materiale e morale.

Se ci stava così bene, allora perché non è rimasto a vivere lì per sempre?

Ho detto che è un paese stupendo, non che ci stavo bene;… intendiamoci, non ci stavo nemmeno male ma lì non avevo stimoli. Sentivo la necessità di fare nuove esperienze, di mettermi alla prova – ammetto – approfittando delle incommensurabili ricchezze donatemi dagli abitanti dell’Eldorado (lì non avevano nessun valore ma nel resto del mondo me ne sarebbe bastata una minima parte per comprarmi un intero continente). E poi – ormai rischio di diventare ripetitivo – ho lasciato l’Eldorado, soprattutto, per amore. Nessun angolo del pianeta mi avrebbe reso felice se non vi fosse stata, con me, la mia Cunegonda; dovevo assolutamente ritrovarla!

Su internet c’è un video con alcuni spezzoni di un monologo teatrale, interpretato da un famoso comico italiano, incentrato sulla sua storia; è possibile ridere, e far ridere, parlando di argomenti complessi e di cose serie –  anche drammatiche – come quelle che le sono capitate? 

Certamente sì! Il mio autore stesso ha scritto il romanzo con una grande ironia e con uno spirito umoristico eccezionale. Ciò non toglie nulla alla profondità delle tematiche e degli spunti di riflessione che vi vengono affrontati;… solo che, invece che farlo con pesantezza, ha preferito farlo con la leggerezza che contraddistingue il suo stile.

A proposito di spunti di riflessione; nella sua vita ci sono state due figure di riferimento molto importanti dal punto di vista filosofico, due pensatori che incarnano dottrine diametralmente opposte: l’ottimista Pangloss e il pessimista Martino. A chi dei due si sente più vicino?

Sono entrambi dei miei grandissimi amici e due splendide persone, con cui è bello condividere riflessioni profonde; tuttavia, farmi questa domanda, sarebbe come chiedermi se viviamo nel migliore o nel peggiore dei mondi possibili.

Allora glielo chiedo: viviamo nel migliore o nel peggiore dei mondi possibili?

Per poter rispondere, bisogna prima leggere il romanzo e poi trarre le proprie conclusioni; quindi auguro una buona lettura a tutti!

(…continua su Bibliotheka Edizioni)

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