Le Avventure di Pinocchio

Un romanzo che non smette di sorprendere 

(di Lodovico Bellè)

Pinocchio, il vivace burattino nato nel 1881 dalla fantasiosa penna di Carlo Collodi, è sicuramente il personaggio della letteratura italiana per ragazzi più noto in tutto il mondo. La sua ampia fortuna – amplificata anche dai numerosi successi televisivi che lo hanno visto, più volte, protagonista (come non ricordare, almeno, lo straordinario sceneggiato degli anni ’70 diretto da Luigi Comencini o l’omonimo cartone animato della Disney) – deriva, principalmente, dal grande fascino “senza tempo” che le sue avventure esercitano sull’immaginario collettivo di giovani, e meno giovani, di ogni epoca. L’universo di Pinocchio è, infatti, ricchissimo di avvenimenti magici ed incredibili, di immagini suggestive e personaggi fantastici che stimolano l’immaginazione di chi li scopre o li riscopre, ogni volta, con gli occhi divertiti e sbalorditi della fantasia. Il suo successo è, inoltre, dovuto alla genuinità dei valori che l’autore ha voluto trasmettere ai suoi lettori: la generosità, l’onestà, la bontà d’animo, il coraggio, l’operosità, l’attenzione verso gli insegnamenti e i consigli sinceri di chi ha maggior esperienza e saggezza. Da questo punto di vista, infatti, le avventure di Pinocchio possono essere anche interpretate come una sorta di percorso formativo – con scopo esplicitamente didattico – in cui il giovane e disubbidiente protagonista commette una serie di sbagli e “monellerie” che lo portano ad essere continuamente punito, facendolo sprofondare sempre più in basso, fino a raggiungere la catarsi finale (dopo la discesa nel ventre del pescecane) con la trasformazione in essere umano come premio per il suo impegno a diventare un ragazzo perbene, rispettoso delle norme e dei valori civili che regolano la collettività. Il romanzo, in ogni caso, non risulta mai appesantito da questo esplicito intento didascalico; merito dello stile scorrevole (e molto spesso ironico) con cui è scritto, nonché della moltitudine di episodi divertenti e fantastici, talmente celebri da essere ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo: il naso del burattino che si allunga ad ogni bugia, la sua trasformazione in asino come punizione per aver preferito le sregolatezze del Paese dei Balocchi alla “noia” della scuola, le crudeli astuzie del gatto e della volpe, i saggi (ma vani) consigli del grillo parlante, gli affascinanti incantesimi della fata dai capelli turchini ecc..; tutti elementi che fanno parte di un mondo magico ed allegorico che, ancora oggi, continua a stupire ed appassionare con la stessa potenza di quando è stato concepito.

Intervista ai personaggi del romanzo “Le avventure di Pinocchio” di Carlo collodi

(Pinocchio, il grillo parlante e la volpe)

 

Iniziamo dal protagonista: Pinocchio, lei è nato nel 1881; centotrentatre anni e non sentirli…

Già, non mi sento invecchiato per niente… al limite un po’ stagionato, visti i miei trascorsi di legno (ride). Diciamo che sono un personaggio sempre attuale.

Come mai, secondo lei?

Forse perché, seppure nella dimensione favolistica ed allegorica, nelle mie avventure si ritrovano i valori e gli elementi più autentici e genuini della vita quotidiana ;… quelli che non cambiano mai perché fanno parte dell’esperienza di tutti i giorni. Diciamo che sono rimasto un ragazzo semplice e quindi è facile rispecchiarsi in me.

Già, un ragazzo semplice: cinema, cartoni animati, fumetti, gadget di ogni tipo (magliette, pupazzetti, ecc..) canzoni che parlano di lei;… insomma, il suo è un successo mondiale strepitoso, eppure non sembra essersi mai montato la testa; come è possibile?

Perché la testa me l’ha montata il mi’ babbo quando m’ha fatto e la mi garba anche di molto. Scherzi a parte, nella mia vita ne ho combinate talmente tante che c’è poco di che montarsi la testa, o di che vantarsi.

Però poi è anche riuscito a farsi perdonare, impegnandosi moltissimo per riscattarsi

È vero, e questo lo devo soprattutto a coloro che – con tanta pazienza e amore – hanno sempre cercato di rimettermi in riga, dandomi dei buoni esempi e dei saggi consigli (mi riferisco, principalmente, al mi’ babbo Geppetto e alla fata dai capelli turchini); e che non hanno mai smesso di darmi fiducia, nemmeno quando li trattavo male, mi ribellavo, o cercavo di schiacciarli al muro:… ogni riferimento a persone, o grilli parlanti qui presenti è puramente casuale (ride).

Visto che è stato chiamato in causa; signor grillo parlante, qual è stato il suo ruolo in questo romanzo?

Quello del rompiscatole;… lo so, è un compito ingrato ma qualcuno doveva pur farlo (mi hanno sempre detto che ci sono portato;… non so se è una strana forma di captatio benevolentiae). E comunque l’ho fatto a fin di bene: io mica mi diverto a fare da “voce della coscienza” ai ragazzetti discoli ma, se posso aiutarli ad evitare alcuni errori di cui si pentirebbero amaramente, lo faccio volentieri.

E serve?

Quasi mai; spesso è come parlare al vento.

Non è un po’ frustrante?

Ad essere sinceri, qualche volta sì; soprattutto, oggi come oggi, i giovani vogliono fare sempre di testa loro: è difficile che diano retta ai “portatori sani di consigli scomodi” come me. Per carità, in certi casi fanno anche bene a sperimentare la propria strada sulla loro pelle, facendo i propri errori e liberandosi da alcuni schemi: non sempre ribellarsi è negativo, però qui dovremmo aprire una parentesi sociale molto ampia e complessa; e poi non sta certo a me parlarne. L’unica cosa che posso dire, è che – da quando ho conosciuto Pinocchio – ho cercato sempre di aiutarlo per il suo bene; non credo che la stessa cosa si possa dire per altri personaggi qui presenti…

Appunto, chiudiamo questa intervista con la volpe della famosa coppia conosciuta come “il gatto e la volpe”; la prima domanda sorge quasi spontanea: che ne è del gatto? La seconda è: ma non vi vergognate?

E perché dovremmo vergognarci? In questo momento il mio compare sta partecipando ad una mostra felina, a dimostrazione del fatto che non ci vergogniamo per niente – anzi – andiamo molto fieri di noi stessi; senza di noi il romanzo non avrebbe avuto mordente: Pinocchio non sarebbe caduto in tentazione e, nel giro di poche pagine, sarebbe diventato un bravo ragazzo, avrebbe rigato dritto e… “fine della storia”.  Sai che divertimento!? Invece, per merito nostro, ha avuto modo di vivere altre mille avventure emozionanti.

Quindi adesso, stai a vedere, che deve pure ringraziarvi per aver cercato di ucciderlo e per averlo truffato!

Ma quale tentato omicidio?! Queste sono solo illazioni faziose (evitiamo simili insinuazioni, altrimenti chiamo il mio avvocato);  anche “truffa” – poi – mi sembra un parolone eccessivo: quello del Campo dei Miracoli  è stato, più che altro, uno scherzo riuscito. Comunque sì, Pinocchio ci deve ringraziare: buona parte del suo successo lo deve a noi due; il pubblico non resiste al “fascino del cattivo” e – come dicevo prima – senza cattivi le storie non vanno avanti.

Nel libro, però, ci sono anche altri antagonisti: ad esempio Mangiafuoco, solo per citarne uno…

Ma che siamo su candid camera? (ride) Non prendiamoci in giro: Mangiafuoco è un buono mal camuffato da cattivo, infatti basta fargli qualche “moina” per vederlo sciogliersi come il burro e compiere “ignominiose”  buone azioni. Gli altri antagonisti, poi (non che mi piaccia parlare male dei colleghi assenti), non hanno nemmeno una briciola della verve e dell’attrattiva che esercitiamo noi; come dice la famosa canzone, siamo una garanzia di successo: “lui è il gatto ed io la volpe, stiamo in società; di noi ti puoi fidar”.

Eh come no?! Un’ ultima domanda al protagonista: Pinocchio, le sue avventure, come dicevamo prima, sono ormai famosissime e note a tutti; allora perché i nostri lettori dovrebbero acquistare questo romanzo?

Perché contiene sempre qualcosa di nuovo e sorprendente da scoprire, anche per chi già lo conosce. Poi, molti hanno visto il film o il cartone animato; ma posso assicurarvi che il libro è tutta un’altra cosa: è un romanzo meraviglioso (in tutti i sensi) e vale la pena leggerlo perché ci appartiene! Dico la verità e lo prova il fatto che non mi sia cresciuto il naso!

(…continua su Bibliotheka Edizioni)

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