Premessa sul Potaccismo di Lodovico Bellè

Il Potaccismo Lodopotaccio(ovvero l’ “arte dello scarabocchio”) di Lodovico Bellè si basa sull’ irruenza dell’impatto visivo, sulla ricerca dello stupore attraverso il trionfo dell’assurdo, del paradosso, dell’ironica ilarità e – molto spesso – della provocazione. La sua tecnica iconografica, vivacemente sprezzante  ed orgogliosamente antiaccademica, antepone la forte comunicazione emotiva del messaggio alla tradizionale cura formale. In questo  si presenta come una vaga rievocazione delle avanguardie storiche di inizio novecento ma rivisitate, decisamente,  in chiave del tutto personale ed originale.

Il Potaccismo…. un universo da scoprire

Iniziamo questa esplorazione dell’universo potaccista seguendo un percorso attraverso i suoi principali filoni tematici e partendo proprio da quello che – in genere – rimane più impresso nella memoria emotiva di chi, di volta in volta, ne entra a contatto: ovvero la sua ludicità, la sua goliardia incentrata sui giochi linguistici che intercorrono tra titoli ed opere. Si tratta di riprese sin troppo letterali, oppure di stravolgimenti paradossali e burleschi, di frasi idiomatiche e modi di dire particolarmente diffusi. Ne è un esempio “Colto in fallo“ (fig.1) (figura 1) Colto in falloil cui titolo gioca sulla polisemia del termine “fallo” e del verbo “cogliere”: se la frase fatta indica l’essere sorpresi in flagranza di colpa,  qui – invece – il significato è che il soggetto viene immortalato all’interno di una forma che ricorda quella di un pene stilizzato, ottenuta inchiodando obliquamente le due piccole tele quadrate alla base di quella rettangolare (è da notare che il fumo della sigaretta è costituito da omini evanescenti che – a loro volta – fumando, ne generano altri e poi altri a catena). Quello della ricerca di una forma diversa dalla consueta “rettangolarità” della tela è un esperimento che riaffiora molto spesso nel potaccismo e lo caratterizza sin dai suoi esordi. Ne sono esempio “Movimento operaio” (fig. 2) e “Fusione a caldo” nei quali il gioco di parole è più sottile (nel primo  caso la parola “movimento”, oltre a richiamare alla mente quello politico, indica la dinamicità  dei corpi degli operai mentre lavorano, resa mediante la tecnica futurista (figura2) Movimento operaiodelle linee forza; nel secondo caso la fusione a caldo, oltre ad essere quella atomica, rappresenta quella che avviene tra i due amanti durante il rapporto sessuale) e, tra l’altro, vengono anche sperimentate le varie dinamiche del rapporto “primo piano-sfondo” e “astratto-figurativo”. In alcuni casi questo rapporto arriva quasi all’abbattimento delle classiche barriere tra i due termini tradizionalmente contrapposti: nello stesso “Fusione a caldo n°2” i corpi in rilievo dei due amanti stilizzati non sono immediatamente distinguibili perché si confondono con lo sfondo fiamma, dando una prima impressione di trovarsi in presenza di un quadro astratto. La stessa impressione che si ha osservando “Intersezione bicroma” ma in realtà anche in questo caso il soggetto è figurativo perché è costituito da tante piccole immagini  - ben riconducibili alla realtà quotidiana – che occupano l’intera superficie della tela (permettendo all’artista di ottenere la totale coincidenza tra primo piano e sfondo) e che si intersecano perfettamente tra loro; addirittura in molti casi condividono alcuni elementi ma con funzione diversa: quella che – ad esempio – per una è la lente di un paio di occhiali, per un’altra è la ruota di una vettura e via dicendo. Un altro esempio di “stretta” coesistenza  tra figure che, insieme, vanno a costituire primo piano e sfondo – in questa dialettica tra astratto e figurativo – è “Metro di Roma linea A “(fig. 3)(figin cui  i volti dei protagonisti,  totalmente aderenti tra loro, si estendono per tutto lo spazio visivo. I loro tratti somatici, inoltre, sono talmente simili da far pensare ad una moltiplicazione di cloni; non a caso di questo potaccio vi è una seconda versione intitolata “Metro di Roma linea B” ove, tuttavia,  le fisionomie dei personaggi non differiscono dal precedente e neppure da quelle degli spettatori di “Partita noiosa” o dei “Flussi dell’io”. Questa caratteristica, così ricorrente, mira a denunciare la spersonalizzazione e l’appiattimento omologativo che rischia di far sparire ogni forma di individualità personale nella società contemporanea. Lo stesso obiettivo viene raggiunto anche nei casi in cui i volti dei protagonisti, anziché essere tutti simili, mancano completamente, come in “Processione anonima” (fig. 4). Anche in questo caso, infatti, non c’è differenziazione (figtra i singoli individui, ma c’è solo una massa indistinta di persone che avanza verso una meta vaga; tuttavia si tratta di una folla molto colorata, perché nel potaccismo, persino nelle situazioni più angoscianti, ansiogene o inquietanti (come può essere quella di una processione di gente senza volto) la resa iconografica è sempre cromaticamente accesa, giocosa e burlesca. Questa caratteristica vale, ad esempio,  per gente che  precipita da altezze non ben definite (“Aiuutooo!!!”) (fig. 5) che  viene messa alla gogna (“Condizione umana n° 6”), che affoga (“Risucchio”), oppure che si trova rinchiusa in una “stanza-scatola” (Condizione umana n° 5). In tutti questi casi i colori sono sempre accesi e i soggetti fanno irruzione in modo beffardo ed aggressivo. Una cosa è, infatti, certa: il potaccismo è esattamente l’opposto dell’edulcorazione accademica; (figal contrario è irruenza vitalistica e violenta, e lo è a maggior ragione nei potacci raffiguranti scene erotiche (“Orgia sul talamo di Vincenzo”(fig. 6), “Autocensura”, Piola e Giò” , ecc..), in cui le deformazioni espressionistiche dei protagonisti ritratti ottengono l’effetto di esaltare il piacere fisico vissuto in maniera totale ed istintiva, in un tripudio di primordiale ferinità liberatoria. In occasione della prima esposizione potaccista del 2001, opere del genere hanno destato – in alcuni visitatori – un certo sconcerto (che oggi, per via della vorticosa rapidità con cui sono avvenuti i mutamenti sociali negli ultimi anni, probabilmente non susciterebbero) ed altre – addirittura – vero e proprio scandalo, come ad esempio “Donna……c’è un mondo dentro di te”  (in cui il paesaggio raffigurato (figall’interno della vagina femminile ne rievoca le potenzialità generatrici), “La sedia del
presidente”, “Che liberazione !!!” e “Contrappasso antiecmista” (fig. 7). Quest’ultimo, in ogni caso,  tutte le  volte che viene esposto catalizza l’attenzione e la curiosità  dei visitatori che, in genere, lo chiamano “Donna che vomita” o “Donna con la testa nel cesso“, perché se la parola “Contrappasso”- ovvero punizione speculare o attinente alla colpa commessa – è abbastanza nota, invece il termine “antiecmismo” risulta piuttosto ostico dal momento che si tratta di un neologismo coniato dallo stesso autore e derivante dalla sigla della parola “estetismo culturalmente modellato”. In questo caso la donna ritratta è un’ecmista perché si è sempre circondata di (figuomini che la cultura (intesa come sovrastruttura sociale contrapposta all’istinto naturale ) ha “promosso” come modelli estetici apprezzabili ed ha, invece, rifiutato quelli socialmente reputati come dei “cessi”…..ora, per contrappasso, è condannata a rimanere con la testa nel cesso per l’eternità. Questa stessa dialettica tra  estetico ed antiestetico – tra bello e  brutto – torna spesso nelle opere di Bellè; ne è un esempio “Silenico sofisma”(fig.8) : secondo quanto racconta Platone, le statuette di Sileno raffiguravano personaggi molto brutti ma all’interno contenevano delle silouettes di bellissime divinità apollinee;  per  dimostrare che il bello si nasconde nel brutto anche se – come l’anima – non è immediatamente visibile. In questo caso c’è un rovesciamento del mito platonico perché all’interno della statuetta apollinea, raffigurante la donna avvenente, è nascosto il (figbrutto di un volto mostruoso; come a dire che se il bello si nasconde nel brutto, allora il brutto si nasconde nel bello. Ma già il titolo stesso dell’opera svela che questo che sembra un sillogismo ( ovvero un ragionamento logico e veritiero ) non lo è affatto ; bensì è un sofisma ( ossia  una frase apparentemente razionale ma che nasconde insidiosamente un piccolo particolare mendace) perché  la prima affermazione non necessariamente determina o comporta la veridicità della seconda. Nell’universo del potaccismo, questo non è l’unico caso di rovesciamento di un mito, anzi molto spesso l’artista  si diverte a mostrare esattamente il contrario di quanto l’immaginario collettivo si aspetta, per creare giocosi effetti a sorpresa, come in “Anticlassicismo”(fig. 9), in cui (figl’immagine più rappresentativa della romanità classica – la lupa che allatta i due “cuccioli di uomo” Romolo e Remo – viene stravolta e diventa una donna che sfama due lupacchiotti (e visto il tipo di donna, la lupa può essere intesa anche nel senso metaforico dal  sapore verghiano). Un altro esempio di rovesciamento del senso comune – in questo caso della fisica ottica – è “L’ombra sulle scale” in cui un’ombra si trova in piedi in cima ad una scala come se godesse di vita autonoma, mentre proietta sui gradini la sagoma colorata di un uomo che – al contrario, come se fosse un’ombra incorporea – vi si appiattisce sopra, seguendone l’andamento. Questo dell’effetto sorpresa è un retaggio della passione di Bellè per le avanguardie storiche di inizio ‘900; specialmente futurismo e surrealismo: nel primo forse è meno noto ma è addirittura programmaticamente delineato nel Manifesto marinettiano “Il teatro della sorpresa” ed è dato dall’elemento “dell’assurdo” presente nelle sintesi teatrali rappresentate in occasione delle famose serate futuriste, a cui Bellè rende omaggio con “Gli assurdialoghi” e con il potaccio “Serata futurista” (fig.10)(fig (utilizzato come copertina della sua tesi di laurea “La rivoluzione teatrale futurista, esegesi della drammaturgia futurista attraverso il raffronto tra manifesti ed opere teatrali “); in cui oltre alla tematica – una consueta rissa a teatro tra borghesi “passatisti” e sostenitori dell’avanguardia marinettiana -  anche la tecnica raccoglie la lezione futurista mediante la forte accensione cromatica e il ricorso alle “linee forza” che seguono i movimenti dei litiganti e degli oggetti scagliati per rendere l’idea del dinamismo e della turbolenza della rissa, ripetendosi anche sul vetro della cornice (volutamente incrinato per trasmettere l’irruenza dello scontro fino a farlo uscire dal quadro). Le linee forza futuriste, la vivacità cromatica e le serate mondane tornano anche in “Tangopolis” (fig. 11), commissionato per fare da (figsfondo ad una sfilata in abiti da tango nell’omonimo locale romano. Nel surrealismo, invece, l’effetto sorpresa è molto più evidente ed è dato dalle sue atmosfere oniriche, di straniamento e decontestualizzazione della realtà quotidiana in paesaggi e situazioni irrazionali. L’eredità surrealista nel potaccismo (insieme a quella espressionista e dadaista) è sicuramente tra le più forti in molti potacci quali “Idolo tecnologico”, (fig. 12) “Libertè, Egualitè, Bellè”, “Atmosfera onirica”, “Manco fosse oro che cola“,“La morte negli occhi” e moltissimi altri. In queste ultime due opere ritorna la caratteristica del gioco di parole sui modi di dire tra titolo ed immagine: l’oro colato, in questo caso, non (figallude a verità assunte come sacri dogmi inconfutabili ma, letteralmente, al metallo che si fonde; e la morte negli occhi non si riferisce all’esperienza vissuta da chi è scampato miracolosamente ad un grande pericolo, bensì è quella che è allegoricamente raffigurata dall’immagine  di un killer nero riflesso sugli occhiali  di un viso ritratto in primissimo piano, esteso su tutta la tela (nuovamente con coincidenza tra primo piano e sfondo). Altri giochi di parole di questo genere si trovano in “Un diavolo per capello” , “In fuga da se stesso”, “Anche l’occhio vuole la sua parte …(del letto)”, “Ragazzo di strada” , “Uomo di città” , “Ragazza a portata di mano”, “È gente che nuota nell’oro”, ecc.. Con questa rapida carrellata sui modi di dire trasformati in potacci, si chiude – in modo circolare – il nostro viaggio esplorativo attraverso l’universo potaccista, proprio approdando al caposaldo da cui era partito. (video1) (video2)  (video3) (video4)  (video5)  (video6)

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